Il Sistema
Dal 1936 al TUB del 1993: Come le banche sono diventate SpA private mantenendo i cinque privilegi pubblici (e chi possiede davvero la Banca d'Italia)
Nel 1936 lo Stato concesse alle banche cinque privilegi in cambio di una funzione pubblica. Tra il 1990 e il 1993 la funzione è sparita, i privilegi no.
Fonte: Vampiri di Stati — Francesco Cocco (Framan, 2026) — Vedi il libro
Analisi e commento critico ai sensi dell'art. 21 Cost. e dell'art. 10 CEDU nell'ambito dell'inchiesta 'Vampiri di Stati'
Ogni contratto si regge su uno scambio. Quello tra lo Stato italiano e le sue banche fu scritto il 12 marzo 1936, con il Regio Decreto-Legge n. 375: la Legge Bancaria. È il punto di partenza della Parte I di Vampiri di Stati, ed è la chiave per capire perché oggi il sistema funziona al contrario.
Il do ut des del 1936: cinque privilegi per una funzione pubblica
La legge del 1936 qualificava la raccolta del risparmio e l'esercizio del credito come funzioni di interesse pubblico. In cambio, gli istituti ricevevano cinque privilegi che nessun'altra impresa ha mai avuto:
- Monopolio della raccolta del risparmio tra il pubblico (art. 10);
- Protezione dalla concorrenza esterna;
- Sostegno implicito dello Stato in caso di crisi;
- Reputazione istituzionale ereditata dalla funzione pubblica;
- Accesso privilegiato alla Banca d'Italia e alla liquidità.
R.D.L. 12 marzo 1936, n. 375, convertito in L. 7 marzo 1938, n. 141 — art. 10: «La raccolta del risparmio fra il pubblico sotto ogni forma e l'esercizio del credito sono funzioni d'interesse pubblico».
La triplice frattura 1990-1993
In tre anni il patto viene rotto senza che nessuno lo dichiari. La Legge Amato-Carli n. 218/1990 trasforma le banche pubbliche in Società per Azioni. Il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 cede la sovranità monetaria e impone i parametri del 3% deficit/PIL e del 60% debito/PIL; pochi mesi dopo, il mercoledì nero del 16 settembre 1992, la lira esce dallo SME e si svaluta del 30%. Infine il Testo Unico Bancario (D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, in vigore dal 1° gennaio 1994) definisce l'attività bancaria come semplice attività d'impresa.
D.Lgs. 385/1993, art. 10: «La raccolta di risparmio tra il pubblico e l'esercizio del credito costituiscono l'attività bancaria. Essa ha carattere d'impresa». La funzione d'interesse pubblico scompare; i privilegi restano.
Chi possiede la Banca d'Italia
Il libro documenta, con gli atti parlamentari della XVII Legislatura (PDL n. 0054390), un paradosso: le quote del capitale della Banca d'Italia sono detenute in larga parte dalle stesse banche che essa vigila. Il controllore è posseduto dai controllati.
Il potere di creare moneta
Con una riserva obbligatoria dell'1% (Regolamento BCE n. 1745/2003), il moltiplicatore teorico del credito è 100: circa il 90% della moneta circolante nasce come scrittura contabile delle banche commerciali. E per l'art. 1834 del Codice Civile, il denaro depositato diventa proprietà della banca: il correntista è un semplice creditore non garantito.
Asimmetria dei tassi: 0,35% medio riconosciuto sui depositi contro 4,8% richiesto sui prestiti alle imprese. Risultato: 23,6 miliardi di euro di utili netti nel 2024 per le prime cinque banche italiane.
Il feudalesimo non è stato abolito: è stato trasformato. La nobiltà di sangue è diventata nobiltà finanziaria.
Già nel 1933 Irving Fisher, con il Piano di Chicago (100% Money), proponeva di separare la creazione di moneta dal credito. In Italia, invece, l'ultimo trentennio ha consegnato a SpA private poteri nati per un servizio pubblico. Nei Capitoli 1-4 del libro trovi l'intera catena documentale, dalle revolving doors alla teoria della cattura del regolatore di George Stigler (1971).
Fonte: Vampiri di Stati — Francesco Cocco (Framan, 2026) — Vedi il libro
Analisi e commento critico ai sensi dell'art. 21 Cost. e dell'art. 10 CEDU nell'ambito dell'inchiesta 'Vampiri di Stati'
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